Catalina, eleganza come equilibrio
Ci sono modelle che portano grazia nello scatto, e altre che riescono a trasformarlo in introspezione. Catalina appartiene a questa seconda categoria: giovane, energica, capace di unire eleganza e sensualità con naturalezza, vive ogni set come un luogo di scoperta reciproca. Nei suoi lavori più liberi la fotografia diventa un dialogo con il fotografo, un linguaggio condiviso fatto di fiducia e sensibilità. In questa conversazione racconta come affronta i progetti commerciali e quelli più artistici, come bilancia controllo e istinto, e come la femminilità per lei non sia un’apparenza ma una forma di equilibrio.

Nei tuoi lavori più liberi ed editoriali sembri trasformare ogni posa in un percorso interiore. Cosa significa per te vivere lo scatto non solo come immagine, ma come viaggio introspettivo condiviso con il fotografo?
Per me lo scatto non è mai soltanto un’immagine, ma un momento di verità. Ogni posa diventa un dialogo con il fotografo, un incontro di sensibilità che trasforma la mia interiorità in luce, gesti e sguardi. È un viaggio che richiede fiducia e apertura, perché solo così nasce qualcosa con un’anima autentica. Vivo ogni set con passione e dedizione, sapendo che la fotografia non cattura solo l’estetica, ma anche la forza e la fragilità che ci rendono umani. È questa dimensione intima e universale a rendere ogni scatto un’esperienza preziosa, più che un semplice lavoro.
Nei progetti commerciali capita spesso che la personalità resti sullo sfondo. Quali strategie usi per mantenere comunque un tocco tuo, anche quando il brief richiede di aderire a un ruolo più neutro?
Credo che anche nei progetti più commerciali ci sia sempre uno spazio, seppur sottile, per lasciare un’impronta personale. La mia strategia è quella di partire dall’ascolto attento del brief, rispettando pienamente le richieste del cliente, ma al tempo stesso portando dentro il ruolo la mia sensibilità, la mia gestualità e la mia presenza. Non significa imporsi, ma arricchire la neutralità con sfumature autentiche che rendano l’immagine viva e credibile. Cerco di trovare quell’equilibrio tra disciplina e spontaneità: da un lato l’aderenza rigorosa al progetto, dall’altro un tocco di verità che nasce dal mio modo di sentire. È così che anche il lavoro più tecnico può trasformarsi in un racconto sottile, in cui il mio stile rimane riconoscibile senza mai oscurare il messaggio del brand.
La tua presenza riesce a unire eleganza e sensualità senza mai risultare eccessiva. Ti senti più vicina a un linguaggio estetico raffinato o a uno più istintivo?
E in che modo bilanci queste due anime davanti alla macchina fotografica?
Mi sento naturalmente vicina a un linguaggio estetico raffinato, perché amo la misura, l’armonia e il valore dei dettagli. Allo stesso tempo, però, so che la fotografia vive anche di spontaneità e intensità, ed è lì che entra in gioco la parte più istintiva di me. Davanti alla macchina fotografica cerco di bilanciare queste due anime lasciando che l’eleganza guidi la forma, mentre l’istinto porta verità e vibrazione. È un equilibrio sottile, fatto di controllo e abbandono, che permette all’immagine di restare pulita e raffinata, ma mai fredda o distante. In questo dialogo tra disciplina e passione ritrovo la mia autenticità.
Guardando al futuro, ci sono tipi di progetti o collaborazioni che senti possano valorizzare meglio la tua energia personale e mostrare lati ancora inesplorati del tuo modo di posare?
Guardando al futuro, sento il desiderio di affrontare progetti che mi permettano di esplorare territori nuovi e meno convenzionali. Mi affascinano in particolare le collaborazioni che uniscono moda e arte, dove la posa non è solo estetica ma diventa parte di un racconto più profondo, capace di trasmettere emozioni e visioni. Credo che esperienze in ambiti più sperimentali o editoriali possano valorizzare la mia energia personale, mostrando sfumature di me ancora poco visibili. Allo stesso tempo, mi piacerebbe collaborare con brand e creativi che sappiano leggere oltre l’immagine, dando spazio a una femminilità elegante ma anche intensa e autentica. Penso che il futuro sia fatto di contaminazioni, e sono pronta a viverle con dedizione e passione.
Una curiosità più leggera: quando non sei davanti alla camera, come ti piace esprimere la tua creatività o la tua femminilità?
C’è un dettaglio o un rituale quotidiano che ti accompagna sempre?
Quando non sono davanti alla macchina fotografica, esprimo la mia creatività attraverso lo stile nell’abbigliamento, che considero un linguaggio silenzioso capace di raccontare chi sono. Amo linee pulite, dettagli curati ed eleganza essenziale, senza bisogno di eccessi. Allo stesso tempo, ordine e pulizia fanno parte del mio quotidiano: avere spazi armoniosi e ben organizzati mi dà equilibrio e chiarezza. A questo si unisce uno stile di vita sano e curato, fatto di attenzione al benessere e al rispetto dei miei ritmi. Credo che la femminilità si esprima proprio in questo insieme di piccoli gesti: un equilibrio costante tra estetica, cura personale e armonia interiore.

In Catalina convivono due dimensioni che raramente si incontrano con tanta naturalezza: la grazia e la consapevolezza. Ogni immagine che la ritrae sembra contenere la misura esatta tra eleganza e istinto, tra controllo e libertà. Nelle sue parole emerge una visione matura della fotografia: non come posa, ma come linguaggio condiviso, un atto di fiducia e presenza. La sua è una bellezza che non cerca di imporsi, ma di restare, trasformando ogni scatto in una forma di equilibrio, silenziosa e potente.